La storia 27 agosto 2009

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“Una storia vera”. È il titolo italiano del film di David Lynch, che racconta il lungo viaggio di un uomo dall’Iowa al Wisconsin. Attraverso paesaggi spesso fertili ma desolati. Pianure dove l’unico segno di vita umana sono i campi coltivati e metri, metri e ancora metri di cavi elettrici che pendono curvi dai pali di legno ritti a bordo strada. Ogni tanto, da quell’interminabile sequenza parte un filo che raggiunge una casa lontana almeno un chilometro. Ecco, in un paesaggio di quel genere, se venissero a raccontarvi che per riattivare la luce “saltata” dovreste uscire dalle mura domestiche e arrivare fino al palo a bordo strada, la cosa non stupirebbe più di tanto. Anche nel far west, per prendere l’acqua, bisognava andare al pozzo. E non sempre era a portata di mano.

Ma al contrario scoprire che oggi, nel 2009, a Genova, una donna deve guadare un torrente, camminando sopra un terrapieno altro almeno quattro metri, e salire con una scala di fortuna fin su un palo della luce per far scattare il contatore, la storia suonerebbe come incredibile. Invece no. Si tratta di una storia vera. In via Geirato, al civico 190 unico, dall’ottobre scorso Cinzia Grosso combatte contro questa assurdità. E domenica mattina, tentando per l’ennesima volta di riaccendere le luci di casa, è caduta su quel terrapieno, facendosi male alla schiena e rischiando di fare un volo pericoloso. Così la sfortunata dovrà rimettersi il collare che da qualche settimana non portava più.

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La storia di Cinzia, che ha 46 anni e vive con il marito e i suoi due figli, ha dell’incredibile. Una vicenda iniziata nel 2007 sulle sponde del torrente Geirato. «All’epoca avevo chiamato l’Enel per attivare un contatore da cantiere - spiega, accerchiata dai suoi cani - Erano iniziati i lavori per costruire la nostra casa».

Una villetta monofamiliare. «L’Enel ha individuato quel palo, oltre il letto del torrente, come punto più prossimo al cantiere per l’allaccio - dice - Nell’ottobre del 2008 siamo finalmente venuti a vivere qui e abbiamo trasferito in via Geirato la residenza». Così Cinzia ha contattato l’Enel e chiesto l’intervento di un tecnico per il contratto vero e proprio. «È arrivato l’undici novembre e ha compilato la specifica tecnica per l’esecuzione dei lavori - dice Cinzia con il modulo in mano - Vede, è compresa l’installazione del nuovo contatore e la posa della tubazione sotto traccia per eliminare anche quel cavo aereo». Quello che attualmente collega la sua abitazione alla possibilità di far funzionare il frigo, accendere la televisione, far partire la lavatrice: «Mi hanno detto che tutti i lavori sarebbero stati eseguiti entro 300 giorni lavorativi - promessa annotata sul modulo - Ma tutto è ancora come prima. E dopo una valanga di fax e solleciti, l’undici agosto scorso è arrivato un altro tecnico. Ha compilato un altra specifica tecnica e fissato altri 300 giorni lavorativi».

Da novembre a oggi però, la luce sarà saltata qualche volta. «Qualche volta? Ora il Geirato lo vedete secco, ma c’è stata la neve e la galaverna qui - dice Cinzia - Le prime due bollette le hanno mandate alla nostra vecchia residenza, in via Biga. Così sono scadute e le abbiamo pagate in ritardo. Nessuno mi ha saputo spiegare perché le avessero inviate là. Né tantomeno perché abbiano spedito tutti i solleciti in via Asiago: dove vivevo nove anni fa».

Fatto sta che, visti i ritardi, la luce è stata staccata più volte. E altre è saltata, come accade in qualsiasi abitazione quando si accendono magari più elettrodomestici assieme: ma in queste, basta accendere un fiammifero e trovare il contatore. «A quel punto cosa si fa? - sorride sconsolata Cinzia - Si scavalca un guardrail, si cammina sul letto del torrente. Lo vede? C’è un salto di quattro metri. E mica c’è la ringhiera perché non è una passerella. Poi si risale sull’altra sponda. Lì abbiamo appoggiato una scala di ferro al palo su cui è montato il contatore da cantiere. Arrampicandosi si può giusto sollevare la levetta giusta. Niente di più».

Cinzia Grosso ha chiamato, inviato fax, presentato ricevute di pagamento. Sborsando anche 400 euro per un bimestre: «E per questo ci siamo rivolti all’Adiconsum - racconta - Perché non capiamo da dove vengano queste cifre spropositate. Mica siamo una fabbrica. Non è semplice per la mia famiglia sborsare tutti quei soldi. Qualche ritardo c’è stato, ma mai più di un mese. In due giorni, a marzo, ho pagato 800 e passa euro. È stato terribile. E pensare che quando c’erano gli operai, con la betoniera e tutto il resto attaccati, la corrente ci costava non più di 90 euro al mese».

Fatto sta che i contatti con Enel non si sono mai interrotti. Eppure nulla è cambiato. Domenica scorsa, a mezzogiorno e mezzo, l’incidente. «È saltata ancora la luce - dice Cinzia - Sono uscita e ho ripetuto la solita passeggiata. Questa volta però, sopra il salto del Geirato, sono inciampata e caduta». La quarantaseienne ha battuto la schiena e il collo. I suoi figli l’hanno accompagnata al pronto soccorso del San Martino: «Mi hanno dimesso con quindici giorni di prognosi. Ma ho rischiato di finire di sotto. Ho spiegato tutto ai medici e agli agenti che erano lì. E ora darò tutto in mano a un avvocato. Perché non è possibile, al giorno d’oggi, trovarsi in queste condizioni. Non è proprio possibile: siamo a Genova». Mica nelle praterie dell’Iowa.

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